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Ipno
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martedì, 16 novembre 2004
Alla fine dei consueti tre giri, la mente di nuovo libera, il corpo finalmente stanco di una vera stanchezza, riaffiorando dall’oscurità intricata delle piante (detto così sembra più un corso di sopravvivenza…), m’imbatto nel solito locale che fa angolo con piazza Sempione. Noto che, stranamente, non ci sono i soliti quattro stronzi che, in maniche di camicia anche a –6°, non hanno di meglio da fare che perpetuare in un bar le loro (eventuali) ore di (presunto) lavoro chiacchierando tra simili in un’overdose di caro, carissimo, stellina, micio e così via. Lo so, siamo al delirio verbale, ma in questa Milano da bere che da tempo s’è bevuta il cervello (non è mia), va di moda la lobotomia ostentata. Ma torniamo a noi: al posto dei quattro stronzi ci sono quattro Alfa Romeo: belle, fiammanti, luccicanti. Una presentazione, evidentemente. Infatti, ecco che saltano fuori due hostess, il responsabile del locale e due ominicchi, molto probabilmente i responsabili dell’evento in questione: giacca, camicia con collettone, nodone alla cravatta, lampadazza, capelli alla Vieri e, più o meno, la stessa faccia da cazzo. Uno dei due, telefonino alla mano esclama ad alta voce: “No eh, cazzo dai, se non ci sono persone skillate non avremo mai uno sprint out. Vedi di fare qualcosa. Asap, però. Ciao, bello. Cia-cia-cia-ciao.” Proseguo per la mia strada accarezzando con dolcezza il pensiero di una rappresaglia armata. Ora mi domando e vi domando: nessuno ha da darmi una granata da lanciare in quel locale? Pago in contanti. mercoledì, 10 novembre 2004
1) Colore? Verde. 5) Momento migliore della giornata? Dalle sei del pomeriggio in avanti. Odio le 10.30 e le 16.00. 7) Animale preferito? Orso, coniglio, uccellini. Ma mi piacciono tutti gli animali. Anche gli insetti. 8) Ti piace la pioggia? Sì. Perchè? In qualche modo, costringe anche gli idioti a razionalizzare un barlume di pensiero o a renderli coscienti di un’emozione. 12) Cosa ti circonda? Uno scenario da cambiare. 36) Esprimi un desiderio? Una casa sul mare. Tavolate di amici. Donne, tante donne. Birra, vino, cibo. 37) Una città che adori? Nessuna. Non mi fido delle mie impressioni da turista. Mi son piaciute Monaco e Londra. Entrambe per senso civico, culto delle proprie memorie e, soprattutto, cura del verde. 38) Una città che odi? La mia, Milano, ma solo perché ce l’ho fuori dagli occhi. Occhi che caverei a chi la critica senza averla conosciuta o dopo averci fatto i propri porci comodi. 40) Cosa ti annoia? Le ambizioni degli altri e gli atteggiamenti che ne conseguono. 42) Cosa hai mangiato questa mattina? Toast con il formaggio, mezzo litro di tè. Come sempre. 47) Una data importante? Anniversari, compleanni, commemorazioni, feste santificate. martedì, 02 novembre 2004
Due Tsing Tao e un bicchierone di grappa di riso. Tanto basta per appesantirmi le gambe e camminare a zig zag per le strade bagnate della città. L’amico con cui percorro strade inclinate non mi parla di scazzi; mi parla di storie che finiscono, di amori promessi, mancati e disillusi. E si cammina, così, con qualche frase azzeccata, buone per aforismi che non confortano nessuno. Si avanza verso il portone con una scrollata di spalle di fronte alla rassegnata ineluttabilità di una sofferenza annacquata, priva pure di un misero melodramma. Si passeggia con le mani dietro la schiena fingendo d’esser vecchi, di averne viste molte, troppe. Paura d’ammettere, neanche troppo in fondo, che se non siamo all’antipasto, siamo ancora solo ai primi. E che malgrado gli esperti in ottimismo, ci sentiamo già alla frutta. |
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